Abstract
L'articolo analizza la figura femminile presente nella sintesi teatrale Prigionieri (1925) di F. T. Marinetti. La lettura ripercorre i momenti salienti della pičce focalizzando l'attenzione sulle apparizioni di Rosina, l'unico personaggio femminile nella sintesi. L'autore ha conferito a questo personaggio una ricca e profonda fenomenologia, tanto che Rosina diventa una figura “sintetica” non soltanto in quanto un personaggio della sintesi, ma anche perché unisce in sé quasi tutti i ruoli che la donna può esercitare nei confronti dell'uomo. Inoltre, si carica di forze e immagini che l'uomo, a partire dagli albori della civiltà, ha sempre assegnato al sesso femminile. Questo concetto della donna è in contrapposizione con il generale disprezzo che nei confronti delle donne nutrivano Marinetti e i futuristi. In appendice l'articolo ricorda l'enorme successo di cui i Prigionieri hanno goduto nella Repubblica Ceca e in Polonia.
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