Abstract
Il s aggio in dividua il do ppio v ersante in c ui s i m odula l a p oesia de l D olore l'irruzione della tragedia nell'ambito delle vicende personali del poeta (la morte del figlio Antonietto e del fratello Costantino) e degli eventi collettivi (la seconda guerra mondiale) e, dialetticamente, il superamento della depressione, dello scacco e dello strazio, nel tentativo di uscire dai limiti della situazione e, ancora più decisamente, nel balzo nella prospettiva metafisica e della preghiera (il grido del dolore diventa ultragrido religioso). Tale dialettica trova il suo correlativo sul piano semiotico, nel sistema di transizioni temporali (tempo presente, passato, futuro ed eternità), spaziali (Italia, Brasile, mondo terreno e metafisico), e a livello linguistico e stilistico: da una parte, nelle modalità dell'inarrestabile spirale sintattica e della percussiva reiterazione lessicale e, dall'altra, nelle figure metamorfiche dell'ossimoro e dell'antitesi che, da sole o in collisione con le procedure reiterative, avvalorano il rovesciamento e l'impennata dell'umano nella dimensione metafisica. La particolareggiata lettura stratigrafica dei testi fondamentali dal punto di vista semantico ed estetico del Dolore (Tutto ho perduto, Se tu mio fratello, Giorno per giorno (1–17), Amaro accordo, Tu ti spezzasti, Folli i miei passi, Defunti su montane, Mio fiume anche tu) esemplifica e rende conto in modo puntuale dell'orizzonte tematico, dialettico e stilistico delineato nell'introduttivo profilo del libro ungarettiano.
Get full access to this article
View all access options for this article.
