Abstract
Tra tentazioni di estetismo e tentativi di verismo, La guardia alla luna di Massimo Bontempelli, rappresentata per la prima volta nel 1916, costituisce uno dei primi documenti teatrali che dimostrano di avere assorbito la polemica futurista contro il romanticismo. E tuttavia, la linea drammaturgica nella quale si inserisce il dramma di Bontempelli non è propriamente conforme a quella del futurismo, quanto piuttosto a quella dell'espressionismo storico, teoricamente illustrato negli “Stationendrama” di Strindberg. L'analisi insieme tematica e strutturale che qui si propone mette in luce una soluzione di compromesso tra critica al romanticismo, da un lato, e fascino simbolista, dall'altro, dimostrando, implicitamente, che nella pratica drammaturgica l'uso di uno stile diverso da quello futurista ne pregiudica di fatto tanto le istanze critiche quanto quelle militanti.
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