Abstract
La poco conosciuta sebbene prolifica scrittrice professionista Margherita Costa (1600c–1657c), trascende lo spazio privato riservato alla donna nella società patriarcale e riesce ad imporsi con successo in un contesto socio-culturale prevalentemente maschile. Costa s'inserisce nelle corti italiane del diciassettesimo secolo come cantante, attrice, poetessa e meretrice. Oggetto d'analisi del presente articolo è la sua commedia Li buffoni del 1641. Essa illustra i processi d'interazione tra la voce femminile e l'universo simbolico della rappresentazione teatrale e mostra come, una volta entrata nel contesto maschile del teatro, la donna assume il controllo della “rappresentazione.” La mia analisi si pone l'obiettivo di evidenziare la maniera in cui la scrittrice si appropria, modificandoli, di modelli maschili istituzionalizzati come dominanti. Attraverso la rappresentazione di personaggi ai margini della società (buffoni e prostitute), Margherita Costa rompe con le convenzioni letterarie e sociali dell'epoca e dimostra che la voce della donna ha un suo spazio d'autorità nel contesto socio-culturale della prima modernità.
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