Abstract
L'endometriosi (endo - dentro, metra - utero) è la presenza di tessuto endometriale attivo, cioè sensibile alle stimolazioni ormonali, in una qualsiasi sede al di fuori della cavità uterina. La patologia è stata descritta per la prima volta negli anni '20, ma è solo dopo la diffusione della laparoscopia ginecologica, a partire dagli anni '60, che è prepotentemente entrata nella pratica clinica, con un'esponenziale crescita del numero di diagnosi, tanto che attualmente si stima ne sia affetto il 10% delle donne in età fertile.
È noto da tempo che l'endometriosi possa localizzarsi in sedi diverse dall'apparato genitale tra cui gli organi dell'apparato urinario – vescica e uretere, in ordine di frequenza –ma fino a pochi anni fa l'intervento dell'urologo nella gestione di questa patologia era eccezionale, quasi aneddotico, tanto che il tema dell'endometriosi urinaria non compariva nelle comunicazioni congressuali o nelle pubblicazioni su riviste urologiche.
Diversamente, l'endometriosi urologica è diventata oggi un riscontro molto più frequente, con il quale ogni urologo si dovrà quasi certamente confrontare nel corso della sua carriera lavorativa. L'approccio ad essa è complesso, in tutte le fasi, dall'inquadramento diagnostico al follow-up post-operatorio. Infatti, la sintomatologia di esordio abitualmente non è patognomonica ed è di difficile interpretazione; la diagnostica richiede accertamenti specifici, come la risonanza magnetica in corso di mestruazioni, ma anche manovre invasive, dalla cistoscopia, all'ureteropielografia retrograda fino alla derivazione urinaria; l'intervento chirurgico può essere complesso e non radicale a causa dell'importante sovvertimento della normale anatomia provocato dalla malattia; la gestione post-operatoria può richiedere l'applicazione di terapie ormonali; il follow-up infine, deve essere accurato per verificare gli esiti funzionali dell'intervento sulla vescica o sull'alto apparato urinario, ma anche per rilevare precocemente le recidive che, purtroppo, non sono rare.
Quindi, pur trattandosi di una patologia benigna, l'endometriosi severa si comporta come le neoplasie più aggressive, determinando un quadro clinico che è ancor più drammatico quando si considera che le pazienti sono giovani donne nel pieno della loro vita affettiva e professionale che viene sconvolta dalla malattia e dai trattamenti.
Perciò, sempre in analogia con la patologia oncologica, è indispensabile che la gestione avvenga in modo multidisciplinare: la pianificazione del trattamento di un'endometriosi pelvica severa dovrebbe essere condotta collegialmente dal ginecologo, evidentemente figura di primo piano per competenza in materia, dall'urologo e dal chirurgo generale proctologo, possibilmente affidandosi al consulto di un radiologo dedicato.
In tal senso credo sia lodevole l'iniziativa che ha prodotto questo seminar monografico di Urologia, perché permette di conoscere il punto di vista sull'argomento dei diversi specialisti, offrendo una base di partenza per chi si trova nella condizione di dover costituire il team multidisciplinare di cui ogni Centro che si occupi di endometriosi severa dovrebbe disporre.
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